
L'approccio di Gedorem con la moda nasce da un combinarsi di esperienze con casualità e coincidenze. Fin da giovanissimo, lo stilista ha infatti l'opportunità di crescere a contatto con l'ambiente della moda, maturando così pratica e abilità a partire non dai complessi meccanismi del fashion system o dai banchi di accademie o grandi scuole, ma dai banconi delle piccole sartorie di provincia.
Una volta completati gli studi classici, Gedorem avverte che, fra i suoi tanti interessi (dall'arte alla musica, dal cinema al teatro), la moda è davvero il suo sacro fuoco. E ad essa, perciò, decide di dedicarsi a tempo pieno. Comincia così il suo percorso professionale attraverso esperienze lavorative in aziende e studi stilistici sia in Italia che all'estero, passando dal commerciale alla produzione, per poi approdare dall'industrializzazione alla prototipizzazione e allo stile, gli aspetti del settore moda a lui più congeniali.
Parallelamente a una serie di collaborazioni con diverse aziende, inizia allora a creare i suoi primi capi d'Alta Moda e soprattutto a cercare di esprimere quella concezione di moda che ha già in testa e a focalizzarla in un suo stile. L'impresa non gli riesce difficile, anzi scopre in breve tempo che questo processo creativo è per lui quasi istintivo. Molto presto, infatti, comincia ad inquadrare con precisione quelle che saranno le linee della sua donna, aggressiva e sensuale allo stesso tempo, di una grinta che ne esalta la femminilità anziché occultarla.
Gedorem da così vita ad un design straordinariamente originale ed innovativo, che ha fra le sue caratteristiche distintive un combinarsi di geometrie e complicati tagli a livello modellistico, uniti generalmente a tinte fredde, con una ricorrente predilezione per quelle dei metalli e con un'attenzione e un riguardo scrupolosissimo per particolari, da lui sovente richiamati come bordure, inserti e tasche di ogni genere e materiale, dei quali spesso si serve per creare un gioco di luci e riflessi sui suoi abiti, accompagnati da studiatissimi accessori: collari, bracciali, copricapi e calzature in pendant, che, se pur complementari, sono ideati e curati maniacalmente dallo stilista stesso, che vuole siano sempre in perfetta sinergia con il contesto in cui vengono inseriti. Creazioni mirate a valorizzare la figura femminile, dalla giovanissima alla più matura, talvolta formale e sofisticata, talvolta etno-metropolitana, ma comunque sempre chic.
Questa sua personale interpretazione della moda gli è valsa svariati riconoscimenti, sia dal pubblico che dagli specialisti del settore. Dopo essere stato segnalato dalla stampa nazionale specializzata come uno degli stilisti dalla linea più innovativa del momento, in occasione del D.O.C. (Dreamers of Colors) al quale erano presenti grandi nomi dell'Alta Moda Roma, ha trionfato anche alla Fashion Week nazionale degli stilisti emergenti.
Più che un artista o un designer, Gedorem ama definirsi "un praticone". E a proposito: il suo non è uno pseudonimo, ma il vero, e fantasioso, nome con cui l'hanno battezzato i genitori, quasi attribuendogli fin dalla nascita un contrassegno di creatività.
Alle nostre domande risponde così:
D: Che cos'è per Lei la moda e come vive il rapporto con la sua creatività?
R: La risposta a questa domanda per me è molto più che semplice, è addirittura istintiva, come anche il mio modo di creare. Io non penso che esistano particolari segreti che uno debba conoscere per interpretare la propria creatività o per fare moda, anzi, credo nell'immediatezza del processo creativo, e ritengo che occorra sempre cercare di mantenerlo più naturale e spontaneo possibile, anche se non si comprende da subito quello che si sta facendo. In sostanza, per me la moda è quello che mi passa per la testa nel momento in cui la faccio. Ne sono fermamente convinto. Per citare una frase celebre del film "Morte a Venezia" di Luchino Visconti: «L’artista è come un cacciatore che si muove nell'oscurità: non sa che cosa colpisce e dove la colpisce».
D: Qual è la sua opinione sulla qualità della formazione che viene data ai futuri professionisti del settore moda?
R: Chiedere a me di parlare di formazione nel settore moda, se la si intende a livello scolastico o universitario, è come domandarmi di raccontare una fiaba. Personalmente ritengo che le scuole e le università che si occupano di moda, a parte qualche eccezione, abbiano un approccio troppo teorico con la materia e sottovalutino l'importanza dell'esperienza pratica sul terreno.
D: Lei, quindi, cosa consiglierebbe a chi volesse intraprendere questa strada?
R: Beh, non è un segreto per nessuno che io vengo da una formazione basata quasi esclusivamente su esperienze pratiche e lavorative in sartorie, aziende e studi stilistici, e non su metodi più teorici come possono essere quelli delle accademie o delle università. Nulla togliendo a queste ultime, il consiglio più sincero che mi sento di dare a chiunque voglia intraprendere la mia stessa professione è quello di fare sempre ciò che ci si sente di fare, senza credere né a promesse, né a critiche provenienti da altri, scuole comprese. Sono persuaso che, per un creatore di moda, non sia assolutamente fondamentale avere una perfetta tecnica di disegno o conoscere a menadito i libri di storia del costume: al di sopra di tutto stanno le idee e la conoscenza dei materiali e della confezione.
D: È per questo motivo che Lei spesso ama definirsi un "praticone"?
R: Sì, certo! Proprio per le esperienze e il tipo di formazione da cui provengo, per l'approccio che ho sempre avuto e spero di continuare sempre ad avere con il mio lavoro, e a maggior ragione per la semplicità e l'istintività del mio modo di creare, pur non privo di dubbi e indecisioni, preferisco definirmi un praticone.
D: È vero che ama seguire personalmente la realizzazione non solo degli accessori, ma anche di tutto quanto ruoti attorno alle sue creazioni?
R: Sugli accessori rispondo con un sì categorico, perché mi piace pensare che la stessa persona che ha creato gli abiti possa avere un feeling maggiore, e dunque una marcia in più, nell'ideare gli accessori correlati. Per quanto riguarda il resto rispondo invece con un «tempo permettendo sì!», anche se ammetto che mi sento pienamente soddisfatto solo quando riesco a scegliere io stesso le situazioni e le atmosfere in cui vengono collocate le mie collezioni. Per esempio, generalmente, decido sempre io sia le colonne sonore che le scenografie e coreografie delle mie sfilate. In qualche occasione, mi è capitato di dover o voler seguire anche la regia.
D: Guardando le sue sfilate, si deduce che lei predilige la modella fiera e un po’ arrogante, quindi molto piena di sé. Per quale motivo?
R: Sì, è vero, sarebbe inutile negarlo, nel casting tendo sempre a selezionare modelle non solo dai tratti decisi ma anche dalla forte personalità. In sostanza possiamo dire che le geishe non mi sono congeniali, almeno per quella che è la mia attuale visione ed interpretazione della moda, dove la donna deve sì mostrare uno straordinario sex appeal, ma unito a una certa sicurezza e intraprendenza.
D: Lei, seppur giovanissimo, è stato invitato a "Il Gran Gala della Moda dei Giovani Stilisti Italiani" non in qualità di concorrente, bensì in veste di Ospite d'Onore. Quale ritiene sia la sua marcia in più?
R: Mah, non credo spetti a me dire se ho delle marce in più, anche perché ritengo che ci siano molti altri bravissimi stilisti, specialmente tra i giovani, che spesso sono incompresi o semplicemente boicottati. Quando sono stato contattato dalla produzione nazionale dell'evento, curata dal Luca Simon Boccanegra, mi sono sentito onorato ed entusiasta quanto stupito del fatto che la scelta fosse ricaduta su una piccola maison come la mia anziché su uno dei grandi nomi storici del Made in Italy. Poi, incontrandolo e conoscendolo di persona, ho capito di avere a che fare con una persona molto aperta e lungimirante e soprattutto che punta molto sui giovani, l'innovazione e la crescita.
D: Non riesce quindi ad immaginare neanche una delle motivazioni che abbiano permesso di raggiungere traguardi come questo ad una maison (secondo noi "piccola" ancora per poco, ndr) come la sua?
R: Se proprio devo darvi una risposta, che penso possa essere valida non solo per me ma per chiunque lasciatemi citare una celebre frase di Vittorio Alfieri: «Volli, sempre volli, fortissimamente volli!».
D: Lei attribuisce una così grande importanza alla forza di volontà?
R: Assolutamente sì! Sono convinto che per quante capacità uno abbia, senza impegno e determinazione, e chiaramente senza un pizzico di fortuna, non si possa ottenere niente di duraturo.
D: Che cosa intende per duraturo?
R: Intendo dire che è possibilissimo che qualcuno con un minimo di talento e una buona dose di fortuna riesca ad ottenere qualche sporadico successo, in certi casi magari eclatante, ma se mancano le basi e il carattere, la cosa si esaurisce quasi sempre in breve tempo.
D: Gedorem, un nome inusuale, non crede?
R: Non inusuale ma unico, frutto della fantasia dei miei genitori, che viene spesso scambiato per uno pseudonimo o nome d’arte, quando è in realtà quello vero.
D: E Gedorem, dove vuole arrivare?
R: Ehe… innanzitutto, a finire quelle che saranno le mie prossime collezioni!
A parte gli scherzi, in genere preferisco non fare progetti a lungo termine, bensì scegliere e perseguire sempre nuovi obbiettivi giorno per giorno, cercando sempre una continua evoluzione. Ciò che in questo momento mi sta più a cuore e sulla quale sto investendo risorse ed energie è una nuova linea di Prêt-à-Porter, o meglio come preferisco definirlo nel mio caso un Haute Prêt-à-Porter, ovvero sviluppare un qualcosa che fonda quelle che sono le caratteristiche predominanti della mia alta moda, però con un’impronta molto più grintosa e sportiveggiante e quindi portabile e sfruttabile nelle più disparate occasioni, mantenendo comunque fede ad una filosofia protesa alla ricercatezza sia nelle linee che nei materiali.
Il risultato potrete vederlo presto nelle mie prossime sfilate.
Si ringrazia per la collaborazione:
Testimonial: Samanta Zardo
Make Up e Hair: Paolo Sfarra
Ph: Costantino Costa
CONTATTO: info@gedorem.it